martedì 31 luglio 2018

Stretto di Danimarca: duello tra giganti nell'Atlantico

Stretto di Danimarca.
DUELLO TRA GIGANTI NELL’ATLANTICO.
Il 23 maggio 1941 due unità della Krigsmarine affrontarono nei mari settentrionali altrettanti navi inglesi. Lo scontro arrise ai tedeschi, ma costò loro,  poco dopo, la perdita della grande corazzata Bismark.
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la corazzata tedesca bismarck

l'affondamento della Bismarck 


affondate la Bismarck




l'affondamento della Graf Spee e della Bismarck



La seconda Guerra mondiale ripropose alla Germania uno dei dilemmi strategici che durante il primo conflitto mondiale non era riuscita a risolvere: mettere fuori gioco la Gran Bretagna, ora di nuovo sua avversaria. La volontà di combattere dei sudditi di Sua Maestà, infatti, sembrava incrollabile: sarebbero rimasti nel conflitto salvo che non fossero stati costretti a ritirarsi da condizioni eccezionali. Abortito, con l’annullamento dell’operazione Seelowe (Leone Marino), il tentativo d’invasione anfibia del territorio britannico a seguito della sconfitta subita dalla Luftwaffe nella Battaglia di Inghilterra (10 luglio-31 ottobre 1940), non rimaneva per i tedeschi altra possibilità che portare i britannici oltre la soglia della sopportazione, affamandoli e sottraendo loro le risorse che provenivano dalle nazioni del Commonwealth e, grazie al programma Lend-Lease (affitti-prestiti), anche dagli Stati Uniti.
L’oceano Atlantico era dunque il cordone ombelicale tramite il quale la Gran Bretagna non solo sosteneva il proprio sforzo bellico, ma praticamente nutriva e teneva in vita la sua popolazione. Come già nella Grande guerra, per mettere in ginocchio i propri nemici, la Germania avrebbe dunque dovuto agire in quelle acque così distanti dalla Madrepatria, e contro un avversario che proprio nella Marina Militare aveva il suo punto di forza, cercando di interrompere con ogni mezzo il vitale traffico mercantile in quella via di transito. A differenza di quanto era accaduto durante la Prima guerra mondiale, però stavolta la Kriegsmarine, dopo l’occupazione della Francia nel 1940 da parte di Hitler, aveva il vantaggio di poter usare gli ottimi porti della costa occidentale francese, affacciati direttamente sull’Atlantico, e anche di avere  sommergibili oceanici capaci dibattere in lungo e in largo quelle acque in cerca di prede. Gli alti comandi tedeschi, e in primo luogo il capo della Kriegsmarine, il Grobadmiral (Grandammiraglio) Erich Raeder, sapevano che, per eseguire al massimo la propria efficacia, la moderna guerra marittima richiedeva la cooperazione tra forze in tute e tre le dimensioni: sottomarina, di superficie e aerea.

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uno Swordfish dotato di siluro.
Il Fairey Swordfish era un aerosilurante imbarcato, prodotto dall'azienda britannica Fairey Aviation Company Limitednegli anni trenta
Il suo più celebre e storico successo si deve, invece, al contributo decisivo all'affondamento della corazzata tedescaBismarck nel maggio del 1941, quando gli aerosiluranti decollati dalla portaerei Ark Royal riuscirono a colpire la nave a poppa, danneggiando irreparabilmente il timone e dando inizio all'agonia della grande corazzata.

EFFETTO SORPRESA. Nell’impossibilità di avere  velivoli sulle navi, si doveva almeno ottenere la partecipazione di vascelli di superficie che collaborassero con gli U-Boot, i sottomarini tedeschi, nella difficile opera d’interdizione atlantica. Nel porto francese di Brest si trovava già una piccola ma potente flotta: a renderla ancora più temibile, secondo i piani di Raeder, dovevano giungere in Germania la corazzata Bismarck e l’incrociatore da battaglia Prinz Eugen. La rotta prevista per il loro trasferimento dal territorio tedesco alla Francia era quella più settentrionale, che conduceva attraverso lo stretto di Danimarca, tra Groenlandia e Islanda. Per evitare il rischio d’intercettazione, si confidava nell’azione a sorpresa. La squadra sarebbe stata guidata dall’ammiraglio Gunther Lutjens a bordo della Bismarck, comandata dal capitano di vascello Ernst Lindermann, mentre il Prinz Eugen era stato posto agli ordini del capitano di vascello Helmut Brinkmann. Il Servizio Segreto britannico riuscì comunque ad accertare l’imminente partenza delle due navi, ricevendo poi conferma del loro ingresso in mare il 21 maggio 1942 grazie all’intercettazione del messaggio di un avvistamento casuale da parte di una nave svedese. Per affrontare l’impellente minaccia, i britannici avevano a disposizione nella base di Scapa Flow le nuove corazzate King George V e Prince of Wales, assieme all’incrociatore da battaglia Hood, mentre a Gibilterra, a Halifax e in mare si trovava una potente flotta costituita da 5 corazzate e due portaerei, oltre ad altri navigli minori e di appoggio. Il 23 maggio la fitta maglia tesa dalla Royal Navvy riuscì a intercettare la preda: nonostante le pessime condizioni atmosferiche, che impedivano la ricognizione aerea, gli incrociatori Norfolk e Suffolk in pattuglia sullo stretto di Danimarca inquadrarono il convoglio tedesco sugli schermi dei loro radar e, complice una breve schiarita, stabilirono anche un contatto visivo a distanza ravvicinata con la Bismarck. Sovrastati dal potere di fuoco della corazzata tedesca, i due incrociatori furono costretti a sganciarsi, ma ormai l’effetto sorpresa era svanito e la Royal Navy era pronta ad affrontare la minaccia con tutte le forze a sua disposizione. Allo sbocco dello Stretto operava la squadra navale del contrammiraglio Lancelot Holland, costituita dall’incrociatore da battaglia Hood, comandato dal capitano di vascello Ralph Kerr (sul quale si trovava lo stesso comandante di squadra), e dalla corazzata Prince of Wales, comandata dal capitano di vascello John Leach, con 6 cacciatorpediniere di scorta. Il piano di Holland prevedeva che gli incrociatori Norfolk e Suffolk – che dovevano porsi alle spalle del convoglio tedesco – ingaggiassero il Prinz Eugen, presumibilmente navigante in coda, mentre la sua squadra avrebbe affrontato a nave di testa, la più potente corazzata Bismarck. Holland avrebbe potuto unirsi ai due incrociatori per seguire a distanza le navi nemiche, attendendo l’arrivo del resto del naviglio che stava convergendo nell’area, ma ritenne sufficiente la superiorità già acquisita sui tedeschi e troppo alto il rischio che questi potessero sfilare tra le maglie della rete che si stava chiudendo attorno a loro e raggiungere la Francia o addirittura invertire la rotta per tornare in Germania.
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Johann Günther Lütjens (Wiesbaden25 maggio 1889 – Atlantico27 maggio 1941) è stato un ammiraglio tedesco, ufficiale nella Kriegsmarine durante la seconda guerra mondiale. La sua carriera in Marina è durata più di 30 anni. È stato insignito dell'onorificenza della Cavaliere della Croce di Ferro (Ritterkreuz des Eisernen Kreuzes) durante laseconda guerra mondiale; questo riconoscimento, assegnato durante la guerra per azioni di estremo coraggio in battaglia o per funzioni di comando portate a termine con successo, gli venne assegnato per il suo operato durante l'Operazione Weserübung.


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Ernst Lindemann (Altenkirchen28 marzo 1894 – Nordatlantico27 maggio 1941) è stato un militare tedesco.
Capitano di vascello della Marina tedesca, fu l'unico comandante della corazzata Bismark. Morì nell'affondamento della nave il 27 maggio 1941.

INCROCIATORE DA BATTAGLIA HOOD.
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La HMS Hood nel 1932



L’incrociatore da battaglia Hood era entrato in servizio nel 1920 e per i successivi 20 anni era stato la nave più potente del mondo, l’orgoglio della Royal Navy. Con una stazza di 47.430 tonnellate distribuite su 262 metri di lunghezza e 32 di larghezza, aveva la considerevole autonomia di quasi 10mila chilometri a 20 nodi (37 km-h), ma poteva arrivare anche a 30 nodi (56 km-h): una velocità considerevole, che rispondeva alla dottrina allora prevalente nell’Ammiragliato britannico, per la quale “la velocità è protezione”. Naturalmente questa velocità era ottenuta a scapito della corazzatura, in special modo quella del ponte, che era compresa tra i 19 e i 76 millimetri: un particolare che si rivelò fatale quando un colpo della Bismarck colpì proprio il ponte penetrando nelle stive e causando l’esplosione che portò alla sua distruzione. L’armamento principale dell’Hood era costituito da 8 cannoni da 15 pollici, potenti ma antiquati, in 4 torrette binate, che durante la battaglia dello stretto di Danimarca non riuscirono a provocare gravi danni agli avversari.

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Erich Johann Albert Raeder (Wandsbek24 aprile 1876 – Kiel6 novembre 1960) è stato un ammiraglio tedesco, considerato uno dei più importanti comandanti della marina della Germania nazionalsocialista (Kriegsmarine) prima e durante la seconda guerra mondiale. Raggiunse il grado di Großadmiral (Grandammiraglio) nel 1939, primo dopo https://it.wikipedia.org/wiki/Erich_RaederAlfred von Tirpitz ad ottenere questa carica in tempo di guerra. Nel 1957 scrisse un'autobiografia Mein Leben  (La mia vita).

IL RUOLO DEL RADAR. Nell’imminenza dello scontro, il radar giocò un ruolo da protagonista. La decisione presa da Holland fu, infatti, influenzata contemporaneamente dalle parziali informazioni acquisite con questo mezzo, ma anche dalla consapevolezza  della sua imperfezione, che in caso d’interferenze o guasti avrebbe potuto permettere ai tedeschi di fuggire. Purtroppo per il contrammiraglio britannico, i suoi timori si concretizzarono: gli incrociatori Norfolk e Suffolk persero il contatto con il convoglio nemico per un periodo breve ma sufficiente a provocare il loro irrimediabile ritardo nel giungere all’appuntamento dello scontro. Dal lato tedesco, invece, un’avaria al radar prodiero della Bismarck causò un imprevedibile cambiamento di programma, che avrebbe avuto una decisiva influenza sul corso della battaglia: per mantenere la copertura radar, infatti, il Prinz Eugen dovette passare alla testa della formazione e, contrariamente alle previsioni inglesi, sarebbe così stato l’incrociatore da battaglia tedesco il primo bersaglio dei cannoni britanni e non la Bismarck. Alle 05,35.30” del 24 maggio 1941 fu avvistato il fumo proveniente dalle ciminiere delle navi tedesche in avvicinamento ed esattamente alle 05,52 l’Hood aprì il fuoco contro il Prinz Eugen, seguito 30” dopo dalla Prince of Wales  che prese di mira la Bismarck. Lo scambio a fuoco fu intensissimo: i tiri si fecero sempre più precisi col passare dei secondi e alle 5.56 la Prince of Wales centrò la Bismarck passandola da parte a parte provocandole una falla da un metro e mezzo, dalla quale iniziò a perdere carburante e contemporaneamente ad imbarcare acqua. In quegli stessi attimi anche il Prinz Eugen mise a segno il primo colpo, centrando l’Hood e facendo esplodere una catasta di munizioni antiaeree. L’Hood venne colpito altre due volte, senza gravi conseguenze, ma alle 06,00 la Bismarck sparò la sua quinta salva dalla distanza di 15700 metri con entrambi i suoi due gruppi di torrette: i primi 4 esplosi  dalle coppie di cannoni delle torrette A e B caddero in acqua, ma la salva successiva sparata dalle torrette C e D trovò il bersaglio, centrando l’Hood nell’area dell’albero maestro. Un singolo proiettile da 38 cm della Bismarck penetrò nella stiva facendo esplodere le riserve di munizioni; estendendo la deflagrazione ai serbatoi di carburante, provocò un getto di fiamme alto 400 metri. Pochi istanti dopo il “Mighy Hood”, da oltre 20 anni orgoglio della Royal Navy, esplose spaccandosi in due tronconi. Erano trascorsi 8 minuti da quando aveva sparato i primi colpi e solo 5 da quando la Bismarck aveva iniziato a bersagliarla; altri tre e sarebbe affondata portando con sé 1415 uomini del suo equipaggio compresi Holland e Kerr. I superstiti sarebbero stati solo tre. Il Norfolk era intanto giunto a tiro, ma era ormai troppo tardi per intervenire nel combattimento; anche la più potente Prince of Wales dovette sganciarsi a tutta velocità prima che le due navi tedesche potessero concentrare il fuoco su di lei: tra le 06,02 e le 06,04 venne colpita ben sette volte ma riuscì comunque a guadagnare distanza grazie alla fitta cortina fumogena che si lasciava dietro. Sulla Bismarck l’entusiasmo per l’affondamento dell’Hood era alle stelle, ma i tedeschi volevano inseguire anche la Prince of Wales per darle il colpo di grazia. Il capitano della nave, Ernst Lindemann, avanzò la proposta all’ammiraglio Lutjens, ma questo rifiutò, nonostante la decisa insistenza del suo subordinato: Lutjens aveva infatti ricevuto da Raeder il preciso e tassativo ordine di evitare inutili combattimenti con la Royal Navy, specialmente quando ciò poteva comportare ulteriori danni che avrebbero compromesso la missione della Bismarck. Interruppe così il combattimento e ordinò di fare rotta a ovest. La Bismarck era danneggiata, ma avrebbe potuto mettersi in salvo raggiungendo il porto di Brest. Invece la scia iridescente di carburante che lasciava dietro di sé la condannò: il 26 maggio un ricognitore britannico la individuò, segnalandone la posizione e avviando la spietata caccia che portò al suo affondamento. Nella notte il siluro di un Swordfish piazzò un colpo decisivo al timone e, nonostante i frenetici tentativi dell’equipaggio, la Bismarck iniziò a girare in tondo, condannata dagli attacchi combinati dal mare e dal cielo. Alle 23,40, l’ammiraglio Lutjens inviò a Berlino il suo ultimo messaggio: “Nave non più manovrabile. Combatteremo fino all’ultimo colpo. Lunga vita al Fuhrer”. Liendemann e la gran parte dei 2200 uomini del suo equipaggio finirono negli abissi con la nave.

Articolo in gran parte di Nicola Zotti pubblicato su Le grandi battaglie navali edizioni Sprea. Altri testi e immagini da Wikipedia.   



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