martedì 31 luglio 2018

Agatha Christie e gli avori di Numrud

AGATHA CHRISTIE E GLI AVORI DI NUMRUD.


In un viaggio in Iraq la maestra del giallo conobbe l’archeologo Max Mallowan, che accompagnò per anni nei suoi viaggi nei siti archeologici del Vicino Oriente. Christie partecipava attivamente alle spedizioni: restaurava, inventariava e fotografava i pezzi. A Nimud, gli scavi della squadra di Mallowan portarono alla luce dei magnifici avori, che oggi si possono ammirare al British Museum anche grazie a Christie.

La capitale di Assunasirpal II conosciuta dagli Assiri come Kalhu, Nimrud fu una delle quattro capitali dell’Impero assiro, sul Tigri. Nella foto sopra, la rielaborazione del palazzo di Nimrud di Austen Henry Layard. British Museum.
Abbiamo trovato una donna! Una donna nel pozzo . E la portarono dentro, adagiata su un pezzo di tela di sacco e ricoperta di fango”. Così inizia la storia degli avori di Nimrud nattata da Agatha Christie, la maestra del crimine. Il protagonista non è né l’arguto e scrupoloso detective belga Hércules Poirot né l’astuta anziana che si dedica a risolvere enigmi., Miss Jane Marple. Il misterioso ritrovamento nel fondo di un pozzo non è quello di una donna in carne e ossa, ma una maschera femminile delicatamente scolpita in avorio e policromata, che successivamente verrà conosciuta come la “Monna Lisa di Nimrud” per il suo bel volto e l’enigmatico sorriso. La protagonista di questa storia è la stessa Agata Christie, incaricata di pulire e recuperare il meraviglioso reperto orientale venuto alla luce nel 1952 nel sito archeologico dell’antica capitale assira di Kalhu o Nimrud. La grandiosa carriera leterraria di Agata Christie è ben nota: tradotta in più di cento lingue. è la scrittrice con il maggior numero di copie vendute di tutti i tempi, superata solo da Shakespeare tra gli autori e la Bibbia tra i libri. Molto meno conosciuta è, al contrario, la sua vita, lunga e intensa, come collaboratrice nelle missioni archeologiche in Mesopotamia. Quest’altra carriera, che potrebbe dirsi parallela, ebbe inizio a novembre 1928 in un modo del tutto imprevedibile. All’epoca Christie aveva 38 anni e attraversava un esaurimento nervoso dovuto a un divorzio infelice. Pertanto, decise che un viaggio da sogno, vero le soleggiate Indie Occidentali, l’avrebbe aiutata a recuperare la propria autostima. Ma due giorni prima di partire, a Londra, mentre si trovava a cena in casa di amici con una coppia appena rientrata da Baghdad, si lasciò sedurre dei racconti sulle molteplici meraviglie dell’Iraq. A occhi chiusi, passeggiò per i bazar di Mosul e Bassora e camminò fra le fascinose rovine dell’antica Ur., sito archeologico dove in quel periodo lavorata il compatriota Leonared Woolewy, le cui sensazionali scoperte venivano riportate dai giornali più importanti. Quando Agatha chiese se fosse possibile partire in nave, le risposero di sì, ma le prospettarono un’altra possibilità, ancora più affascinante: l’Orient Express! Milano, Belgrado, Instanbul… Christie aveva sempre sognato di viaggiare su quel treno. Il giorno dopo si presentò all’agenzia viaggi, cancellò i biglietti per la Giamaica e li cambiò per una destinazione altrettanto soleggiata, Baghdad.



1928
Dopo un divorzio traumatico e burrascoso, Agata Christie decide di trascorrere  un periodo in Iraq, e per raggiungerlo viaggerà sul mitico treno Orient Express.

1930
In un secondo viaggio in Iraq, nel sito archeologico di Ur, Agata Christie conosce il giovane archeologo Max Mallowan, assistente di Leonard Woolley e lo sposa pochi mesi dopo.
1932-33
Max Mallowan inizia la carriera di archeologo e, dopo gli scavi di Ninive, dirige varie spedizioni in Sira e Iraq, in particolare a Tell Arpachiyah dove lo accompagna Christie.
1935-1937
La coppia conduce scavi nei siti di Chagar Bazar e Tell Brak. Nel libro Viaggiare è il mio peccato, Agata Christie racconta le esperienze in quei luoghi.
1949-59
Max Mallowan assume la direzione degli scavi di Nimrud. Proprio in questo decennio viene scoperta l’imponente collezione di avori assiri.

UN INGLESE IN IRAQ. Al suo arrivo nella capitale irachena, l’autrice di Poirot a Styles Court si rese conto, suo malgrado, che la colonia britannica non le concedeva lo spazio che voleva: la attendevano gli abituali e tradizioni pomeriggi di bridge, tennis o cricket, anche in Iraq! Ma non avrebbe rinunciato così facilmente al suo progetto iniziale di allontanarsi dall’ambiente inglese. Pochi giorni dopo fece i bagagli, pronta a visitare l’antica Ur, nel sud del Paese da sola. Quell’escursione, ineludibile ma programmata in maniera improvvisa e spontanea, le cambiò la vita per sempre. Nelle sue memorie scrisse: “Mi innamorai di Ur per la bellezza dei suoi tramonti, per lo ziggurat che si innalzava lievemente nascosto dall’ombra e per l’ampio mare di sabbia dai colori pallidi, meravigliosi, giallo melocotogno, rosa, azzurro, malva, che mutavano ogni minuto. Mi piacevano i lavoratori, il caposquadra, i ragazzini che portavano i cesti, gli operai con il piccone. L’incanto del passato si impossessò di me. Era romantico vedere come appariva, lentamente, nella sabbia, un pugnale con i riflessi dorati. La cura impiegata nel recuperare la terra i vasi e gli altri oggetti mi incitava a diventare archeologa”. Fu così che la donna si innamorò dell’archeologia. Agata Christie strinse un buon rapporto di amicizia con i suoi anfitrioni a Ur, Leonard Woolley e ancor più con la moglie, Katharine, affascinata, come tanti altri lettori, dall’originale romanzo L’assassinio di Robert Ackroyd. Dopo quel primo incontro nel deserto iracheno, i Woolley accettarono con piacere l’invito di trascorrere un po’ di tempo con Agatha nella sua nuova casa nel quartiere londinese di Chelsea e le proposero, senza dover insistere troppo, di unirsi nuovamente a loro nella successiva spedizione.

LA VITA DURA DELL’ARCHEOLOGO
Agata Christie racconta le sue esperienze in Siria nel libro intitolato viaggiare è il mio peccato. In quelle pagine narra con grande senso dell humour i tanti disagi che la spedizione dovette affrontare per esempio, il fortunoso alloggio nel sito archeologico siriano di Chagar Bazar. Una volta arrivata con suo marito, trovò la casa che le avevano preso in affitto “non tinteggiata, sporca e abitata da sette famiglie armene”. Dopo un lungo dialogo avevano ottenuto che “donne, bambini, uccelli in gabbia, gatti e cani, piangendo, gridando, strillando, insultando, e latrando abbandonassero il recinto”. Tuttavia quella stessa notte, distesi sulle loro brande, sentirono orde di topi camminare tutto attorno. Dopo aver tappato i buchi in camera da letto, imbarcato e portato un gatto, il problema sembrava risolto. E invece peggiorò ulteriormente visto che a quel punto comparvero le pulci. Così riferisce la scrittrice: “i letti, cosparsi di acido fenico, non fanno altro che stimolare le pulci a un maggior spiegamento di forze. Prolungano lo loro instancabile energia e gli interminabili salti all’altezza della tua vita. Impossibile dormire quando praticano il loro passatempo preferito intorno al tuo corpo”.  


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Agata Christie e Marito. 


L’AMORE NELLE ROVINE DI UR. Nel 1930, durante la seconda visita al Woolley nella città di Ur, Agatha Christie conobbe Max Mallowan, assistente di Leonard. Pochi mesi dopo il giovane archeologo divenne il secondo marito della scrittrice. Da allora, e a eccezione dell’intervallo imposto dalla Seconda Guerra Mondiale, Agata Christie passò lunghi periodi dell’anno in Siria e in Iraq con il marito, partecipando attivamente alle varie spedizioni: restaurava pezzi di ceramica, inventariava reperti e fotografava oggetti. In determinate occasioni, aveva anche l’incarico di rassettare gli alloggi, di controllare e supervisionare sia la casa sia l’area di scavi. La vita austera e i disagi, tipici di ogni missione archeologica, non furono un ostacolo per la sua attività letteraria, che anzi si alimentava di esperienze lì vissute. Proprio nel giacimento di Tell Arpachiyah scrisse il celebre libro assassinio sull’Oriente Express pubblicato nel 1933, dedicato a Max e ispirato ai tanti viaggi sull’avventuroso treno. L’intestazione del prologo della sua voluminosa autobiografia recita: “Nimrud, Iraq. 2 aprile 1950”.


la stanza 441 dell'Hotel Pera Palas, dove la Christie scrisse il romanzo
il romanzo fu pubblicato a puntate dal settimanale statunitense The Saturday Evening Post nell'estate del 1933, mentre l'anno successivo fu raccolto in un unico libro dall'editore inglese Collins Crime Club; in Italia fece la sua comparsa nel 1935, edito da Mondadori col titolo Orient Express, in seguito denominato col titolo più fedele all'originale.



Tell Arpachiyah e Nimrud segnano rispettivamente l’inizio e la fine della folgorante carriera di Max Mallowen come direttore delle missioni archeologiche in Mesopotamia. Oltre ai due siti in Iraq, guidò due missioni in Siria: una a Chagar Bazar e l’altra a Tell Brak. Nelle sue memorie Agata Chtistie ricordava che a Ninive, durante la prima spedizione insieme, sotto la guida dell’assiriologo britannico Reginald Campell Thompson, Max l’aveva portata un giorno a vedere la zona di Nimrud e le aveva confessato che tra tutti i posti per scavare avrebbe scelto quel sito per scavare. Il suo sogno divenne realtà 18 anni dopo. Nominato nel 1949 primo direttore della British School of Archeology in Iraq, Max Mallowan riconobbe subito l’opportunità che gli offriva il destino e dedicò tutto il suo impegno per ottenere gli appoggi necessari. I suoi sforzi furono senz’altro ricompensati, anche grazie alla fama raggiunta da Hausten Henry Layard, scopritore britannico di Nimrud e dell’Assiria tra il 1845 e il 1851. Nel decennio successivo la coppia diresse quindi uno dei progetti di maggiore rilevanza nella storia dell’archeologia mesopotamica.
Tra il 1949 e il 1959 Nimrud divenne il fiore all’occhiello della carriera di Mallowen e la seconda residenza della scrittrice che, nella casa della missione, poté disporre per la prima volta di una piccola stanza riservata alla sua attività letteraria, come annunciava un cartellino, scritto in caratteri cuneiformi, appeso alla porta :”Villa Agata”.



I scenari della maestra del crimine
Agata Christie nel salone della sua casa di Devonshire

Christie ambientò alcuni dei suoi romanzi più famosi nei siti archeologici del Vicino Oriente. I viaggi che fece in Siria e in Iraq e le persone che conobbe in quel frangente furono di ispirazione nella scrittura dei romanzi Non C’è più scampo, pubblicato nel 1936. Nella trama l’autrice dimostra le conoscenze archeologiche acquisite durante i suoi due viaggi in quella che fu la città-stato sumera di Ur. Inoltre Katharine, moglie dell’archeologo Leonard Woolley, fu il modello per la protagonista Louise Leidner, suscettibile sposa dell’eminente archeologo Eric Leidner, direttore degli scavi. Christie scrisse altre tre storie a sfondo esotico come Poirot sul Nilo (1937), La domatrice (1938), c’era una volta (1945), unico suo romanzo ambientato nell’antichità classica e Il mondo è in pericolo (1954)


Non c'è più scamporoma
Titolo originale
Murder in Mesopotamia
romanzo di Agata Christie pubblicato nel 1936 che racconta particolari dei suoi viaggi a Ur dove conobbe il marito.



LA CREMA IDRATANTE PER GLI AVORI. I risultati degli scavi di Nimrud si rivelarono grandiosi, paragonabili a quelli di Woolley a Ur. Tra i numerosi ritrovamenti, spiccava la collezione di avori, unica nel suo genere e composta da migliaia di frammenti. Le pregevoli sculture in avorio dei secoli che vanno dal IX al VII a.C., provenivano per la maggior parte dai laboratori delle città siriane e fenicie. Alcune furono inviate dai principi dei regni mediterranei sottomessi al dominio assiro, come parte del loro tributo. Altre, probabilmente, furono requisite e portate nella capitale dopo le conquiste militare, come parte del bottino. Molti degli avori, di una ricchezza e di un valore artistico inestimabili, presentavano in origine intarsi con pietre semipreziose e incisioni in oro, selezionati con cura per mettere in risalto la bellezza delle scene figurative e le decorazioni vegetali o geometriche. Gli oggetti erano adoperati all’epoca per decorare parti della mobilia, contenitori, ornamenti e carri reali. Se ancora oggi è possibile ammirare i magnifici reperti nelle sale del British Museum di Londra e nel Museo Nazionale di Baghdad, restaurato di recente, ciò si deve in gran parte al lavoro di conservazione realizzato da Agatha Christie nell’area degli scavi.
Nelle sue memorie, la scrittrice riferisce: “Ricordo che pulii molto, e come tutti i professionisti avevo i miei strumenti preferiti:  un bastoncino d’arancio o un ago con la punto fine. Durante una spedizione usai uno strumento che mi aveva prestato, o meglio, regalato un dentista e un vasetto di crema per il viso che, a mio avviso, è molto utile per togliere la terra e la polvere dalle fessure senza danneggiare le fragili statue d’avorio. La realtà è che mi sono entusiasmata tanto a usarla, che nel giro di due settimane non ne è avanzata neanche un po’ per il mio povero viso.
L’archeologia, la scrittura e Max furono senza dubbio i grandi amori di Agatha Christie, la quale, con il suo spiccato senso dello humour, arrivò ad affermare: “un archeologo è il miglior marito che unadonna possa avere: più lei invecchia, più lui si interessa a lei”.



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