martedì 31 luglio 2018

Eugenia de Montijo, il fascino del secondo impero

Eugenia de Montijo, il fascino del secondo impero.

La moglie spagnola di Napoleone III visse i fasti del Secondo Impero francese ma anche la tristezza dell’esilio e il dolore per la morte del figlio, l’ultimo discendete dei Bonaparte



María Eugenia Ignacia Augustina de Palafox y Portocarrero de Guzmán y Kirkpatrick, nota come Eugenia de Montijo (Granada5 maggio 1826 – Madrid11 luglio 1920), diciannovesima contessa di Teba e decima contessa di Montijo, fu imperatrice consorte dei Francesi dal 1853 al 1870 in virtù del suo matrimonio con Napoleone III; fu l'ultima sovrana di Francia.
All’inizio del XX secolo capitava spesso di veder passeggiare nel parque del Oeste di Madrid un’anziana fragile e minuta ma dal portamento fiero ed elegante. La donna viveva in Inghilterra, però durante il freddo inverno inglese si trasferiva in Spagna e più esattamente nel palazzo di Liria, residenza dei duchi d’Alba suoi cugini. I passanti guardavano l’anziana signora con un misto di ammirazione e pietà: la vita le aveva dato tutto e poi gliel’aveva tolto. Si chiamava Eugenia de Palafox y Portacarrero e fu l’ultima imperatrice di Francia. Meglio nota come Eugenia de Montjio in virtù di uno dei titoli nobiliari del padre, era nata a Granada il 5 maggio del 1826. Era stata battezzata con il nome di Maria Eugenia Ignacia Agustina ed era figlia di Cipriano de Palafox y Portacarrero, duca di Penaranda e conte di Teba e di Montijoe di Maria Manuela Kirkpatrick de Closeburn e de Grevignée, una nobildonna di origine scozzese dalla quale aveva ereditato i capelli rossi e la pelle candida, punteggiata di lentiggini. Eugenia aveva una sorella maggiore, Maria Francisca detta Paca, che sarebbe diventata duchessa d’Alba in seguito alle nozze con il duca Jacobo Fitz-James Stuart.
Una vita tra luci e ombre
1826
Maria Eugenia de Palafox y Portocarrero, figlia dei conte di Montoijo e di
Maria Manuela Kirkpatrick de
 Closeburn e de Grevignée
Nasce a Granada.
1853
Sposa nella cattedrale di Notre-Dame di Parigi Napoleone III imperatore di Francia e nipote di Bonaparte
1870
Dopo la sconfitta di Sedan, Eugenia e suo figlio vanno in esilio in Gran Bretagna. Il deposto imperatore Napoleone III li raggiunge nel 1871.
1879
Eugenia si impegna affinché il figlio recuperi il trono ma questi muore in un’imboscata durante la guerra anglo-zulù
1920
Muore in Spagna dove stava trascorrendo qualche giorno con i suoi cugini i duchi d’Alba.



L'imperatrice Eugenia poco prima della sua morte, 1920.

Façade côté jardin du château de Compiègne.jpg

Il castello di Compiégne, dove gli imperatori trascorrevano un mese e mezzo ogni autunno con iloro cortigiani.

PRESENTAZIONE IN SOCIETA’. Il conte di Montoijo era un militare stimato e un uomo di semplici costumi, che non riusciva a capire le ambizioni e il gusto per l’ostentazione della moglie. La sua condizione di “afrancesado” – termine che indicava i membri della nobiltà spagnola con simpatie napoleoniche e legati all’ambiente intellettuale francese – lo spinse a far educare le figlie in Francia e in Inghilterra. Maria Manuela Kirkpatrick condivideva la visione del marito, ma la sua prima preoccupazione era garantire alle fanciulle un futuro brillante. A tale scopo la contessa di Montijo sfruttò la sua amicizia con lo scrittore Prosper Mérimée, che fece da mentore alle due giovani nobildonne e, al termine dei loro studi presso il collegio parigino del Sacro Cuore, le introdusse nell’alta società della capitale francese.
Nel 1839, alla morte del padre, Eugenia e Maria Francisca tornarono a Madrid, dove fecero debutto in società in grande stile. L’occasione fu uno splendido ballo in maschera nel palazzo di famiglia, in Plaza dei Angel. Qualche anno più tardi, nel 1844, Paca sposò il duca d’Alba soddisfacendo le aspettative materne. La contessa madre decise di tornare a Parigi convinta che lì ci fossero maggiori possibilità di trovare un cosorte anche per la figlia minore. Eugenia era una donna raffinata, colta e intelligente, dotata di una bellezza particolare, lontana dai canoni tradizionali. I contemporanei le attribuirono un particolare potere di seduzione, che lei sapeva gestire con saggezza. Non ebbe quindi difficoltà a mettersi in mostra nei salotti che frequentava in compagnia della madre, né a attirare l’attenzione dell’allora Presidente della Repubblica Luigi Napoleone Bonaparte, che aveva conosciuto nel corso di un ballo il 12 aprile 1949. 
 Louis-Napoléon Bonaparte





L’EREDE DI NAPOLEONE. Luigi Napoleone era figlio di Luigi Bonaparte – fratello di Napoleone ed effimero re d’Olanda – e di Ortensia di Beauharnais, nata dal primo matrimonio dell’Imperatrice Giuseppina. Alla morte del fratello maggiore e di Napoleone II, unico figlio dell’imperatore corso, ereditò i diritti dinastici dei Bonaparte. Nel 1848, dopo il fallimento di alcuni tentativi di colpo di stato, Luigi Napoleone – dotato non solo dell’aula eroica che gli proveniva dal cognome ma anche di grande carisma – fu eletto a maggioranza presidente della Seconda Repubblica. Non sembra che il suo interesse per la contessa di Teba (un altro titolo che Eugenia aveva ereditato dal padre) fosse particolarmente esclusivo; inoltre, le vicissitudini politiche lo avrebbero presto interotto. Il 2 dicembre 1851, nell’anniversario dell’incoronazione del suo illustre zio, Luigi Napoleone sciolse con un colpo di stato l’assemblea nazionale e si proclamò “principe-presidente”. Un anno dopo, grazie al beneplacito del senato, Luigi Napoleone assunse il titolo di “Imperatore dei francesi” . Era iniziato il secondo impero. Il nuovo regime aveva bisogno di un erede e a questo scopo serviva un’imperatrice. Per la contessa e la figlia si spalancò un possibilità unica. Eugenia si era ormai lasciata alle spalle qualsiasi velleità romantiche. Era già stata respinta dal duca d’Alba che le aveva preferito la sorella, e dal marchese Alcanices, Josè de Osorio, che si diceva fosse stato il suo grande amore. I vent’anni in più e la fama di libertino del nipote di Napoleone non la spaventarono. Eugenia era infatti estremamente attratta dalla possibilità di diventare imperatrice dei francesi. La leggenda vuole che, quando Napoleone chiese come poteva raggiungerla nella sua alcova, Eugenia rispose “Passando davanti ad un altare sire”. Quasi sicuramente si tratta di un aneddoto perché la stessa frase è attribuita a Anna Bolena agli inizi della relazione con Enrico VIII.

L'imperatrice Eugenia, dipinto di Franz Xaver Winterhalter, 1857.

La cosa certa è che, contro l’opinione pubblica di buona parte della corte e del ceto politico - - che vedevano in lei una straniera – Eugenia riuscì dove altre aveva fallito:sposare Bonaparte. Le nozze si celebrarono il 30 gennaio 1853 nella cattedrale di Notre-Dame. Gli sposi arrivarono in chiesa sulla stessa carrozza che nel 1804 aveva condotto Napoleone e Giuseppina verso l’incoronazione. I sontuosi festeggiamenti fecero rifiorire i fasti di Versailles e preannunciarono quel che sarebbe stato il secondo impero. Iniziava infatti un’epoca che avrebbe permesso alla Francia di recuperare la sua proverbiale grandeur sulla scena politica europea.
Contemporaneamente, grazie alle riforme urbanistiche, Parigi sarebbe diventata un modello di capitale internazionale e il centro di una nuova estetica, borghese nel suo funzionamento ma ancora aristocratica nelle forme. Fin dal giorno del matrimonio Eugenia de Montijo rifiutò di fare la semplice figura decorativa accanto al marito. Per prima cosa decise di destinare i 600 mila franchi del regalo di nozze del comune di Parigi alla fondazione di una delle tante istituzioni caritative che sarebbero sorte durante il suo regno. Il 16 marzo del 1856, dopo due aborti, partorì il suo unico figlio, Napoleone Eugenio Luigi. Ritenne così di avere assolto al dovere di dare un erede al trono e decise quindi di occuparsi dell’impero. 

Il fascino della sovrana.
L'imperatrice Eugenia, fotografia diGustave Le Gray, 1856.
Madame Carette, dama d’onore di Eugenia de Montjio, la descrisse così: “Alta, dai tratti regolari e con un profilo degno di un medaglione antico, era dotata di un fascino tutto suo, un’indefinibile qualità che rendeva impossibile paragonarla a qualsiasi alra donna. La fronte, alta e dritta, si restringeva verso le tempie; le palpebre seguivano la linea delle sopracciglia e le velavano gli occhi, troppo ravvicinati e così caratteristici della fisionomia dell’imperatrice: due begli occhi, di un blu vivido e profondo, circondati d’ombra, pieni di spirito, di vigore e al tempo stesso di dolcezza.”

Sangue freddo imperiale.
Franz Xaver Winterhalter Napoleon III.jpg
Ritratto di Napoleone III, di Franz Xaver Winterhalter
Il 28 aprile 1855 Napoleone III sfuggì a un attentato. Quella notte andò a teatro con la moglie come se niente fosse. Il conte Horace de Viel-Castel descrisse così la scena: “Le grida di ‘Viva l’imperatore’ rimbombavano come cannonate a salve (…). Ho visto varie persone piangere in teatro. L’imperatrice era pallida e preoccupata, nonostante gli sforzi per mostrarsi serena”.

 LA REGINA DELLA MODA. Eugenia si dedicò alla politica con il beneplacito del marito, che la nominò reggente in tre momenti in cui dovette lasciare temporaneamente il trono: durante la campagna d’Italia del 1859, in occasione del viaggio in Algeria del 1865 e infine nel  1870, ormai alla fine del Secondo impero. La sua attività politica non si limitò a quelle opportunità. Cattolica convinta, non esitò ad appoggiare i partiti più conservatori, attirandosi l’odio di buona parte dei settori politici. Nonostante il bonapartismo militante, Eugenia de Montijo non nascondeva la sua ammirazione per Maria Antonietta. Anzi, durante la luna di miele nel palazzo di Saint-Cloud, insistette per soggiornare in quelle che erano state le stanze dell’ultima regina dell’Ancien Régime. E, com’era accaduto all’ultima regina di Francia, si fece una reputazione di donna frivola e arrogante. L’imperatrice divenne una vera e propria icona della moda. Non si trattava di una semplice questione di vanità: Eugenia considerava l’abbigliamento uno degli obblighi del suo ruolo istituzionale. A questo scopo raggiunse un accordo con il marito: avrebbe usato il guardaroba per promuovere i settori dell’economia nazionale che più ne avessero bisogno, come la gioielleria e l’industria tessile. La passione dell’imperatrice  per i gioielli e la sua amicizia con lo stilista Charles Frederick Worth contribuirono inoltre a fare di Parigi la capitale internazionale della moda. Gli effetti positivi gli effetti furono positivi ebbero ripercussioni su tutta l’attività economica della Francia come dimostra quello che scrisse all’amico e biografo Lucien Daudet dall’esilio: “Mi hanno accusato di essere frivola e di amare troppo i vestiti, ma è un’assurdità. Significa non rendersi conto del ruolo di una sovrana, che è simele a quello di un’attrici. E gli abiti sono un aspetto fondamentale di questo ruolo!”.



La famiglia imperiale in esilio a Camden Place, 1872.

LA CADUTA DELL’IMPERO. Il suo discredito aumentò nel 1867, quando difese l’intervento francese nell’avventura messicana di Massimiliano d’Asburgo, che si concluse con la fucilazione di quest’ultimo e con un elevato bilancio di perdite di truppe. E così passarono in secondo piano il suo impegno sociale nella fondazione di ospizi, ospedali e orfanotrofi, la protezione che accordò all’attività di ricerca di Louis Pasteur, il coinvolgimento nella costruzione del canale di Suez, e il suo ruolo chiave nella maggior parte degli indulti concessi dall’imperatore, i quali salvarono la vita a molti dei suoi nemici. Il popolo e la classe politica attribuirono il declino dell’Impero alla “spagnola”, un soprannome dispregiativo che rievocava quello riservato all’”austriaca” Maria Antonietta. La sconfitta francese di Sedan nel 1870, nel corso della Guerra franco-prussiana, fu la goccia che fece traboccare il vaso. La caduta dii Napoleone III in mano nemica e la proclamazione della Terza repubblica francese costrinsero l’imperatrice e il figlio a fuggire in Inghiliterra, dove si stabilirono nella tenuta di Camden Place a Chislehurst. Il deposto imperatore li raggiunse nel 1871, una volta liberato. Duranti i primi anni di esilio, e in particolare dopo la morte di Napoleone III nel 1873, Eugenia continuò a complottare perché suo figlio potesse riprendersi il trono. Ma non fu possibile. Mentre la repubblica metteva radici profonde in Francia, il giovane principe si arruolò come volontario con l’esercito britannico e per andare a combattere gli zulù  e il primo giugno 1879 morì in un’imboscata.

 La famiglia imperiale in esilio a Camden Place, 1872.

ANNI DI SOLITUDINE. Eugenia de Montijo sopravisse quasi quarant’anni a suo figlio, ma non fu più mai la stessa. Mise da parte qualunque velleità politica e si trasferì a Farnborough, nello Hampshire inglese. Nei pressi della sua residenza fece edificare un mausoleo in onore del marito e del figlio, l’abbazia di Saint Michael, che affidò alle cure dei frati benedettini. Eugenia si dedicò alle opere di carità e si ritirò da qualsiasi attività politica. Ben presto il mondo si dimenticò della sua leggendaria bellezza e della sua proverbiale eleganza, che avevano fatto del pittore personale, Wintherhalter, il ritrattista preferito dei regnanti europei e dello stilista Worth, il precursore dei grandi couturier francesi del XX secolo. A Farnborough si lasciò alle spalle le ambizioni, la passione per gli intrighi politici, i tradimenti del marito e il disamore del popolo.
Negli ultimi anni si divise tra l’Inghilterra e la Spagna, dove alleviava la sua solitudine in compagnia dei duchi d’Alba. Proprio in Spagna Eugenia si spense l’11 luglio 1920 a causa di una complicazione renale. Il corpo fu riportato in Inghilterra dove venne sepolto acanto a quello del marito e del figlio. L’imperatrice Eugenia de Montijo era morta e si apprestava a entrare nella leggenda.

La fine di una dinastia.
Nel 1879 Napoleone Eugenio Luigi Bonaparte prese parte alle guerre zulù. Il 2 aprile scrisse alla madre: “Ciò che più mi spiace è non poter stare accanto a chi combatte. Mi conosci abbastanza da sapere che per me è un boccone amaro, ma spero che la mia sfortuna finisca presto”. In giugno il principe fu ucciso a colpi di lancia in un’imboscata.

                                                       

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