martedì 31 luglio 2018

Darwin: il viaggio del Beagle

DARWIN IL VIAGGIO DEL BEAGLE.
Nel 1831 a soli 22 anni, Charles Darwin prese parte a una spedizione scientifica che lo portò in America e in Oceania. Cinque anni dopo tornò a casa con il primo abbozzo della teoria dell’evoluzione.


Charles Darwin in un ritratto adacquerello di George Richmond sul finire degli anni trenta del XIX secolo

Charles Darwin era il nipote dell'illuminista e filosofo anticlericale Erasmus Darwin e dell'industriale Josiah Wedgwood.[1]Nacque a Shrewsbury, città del Regno Unito nella contea dello Shropshire, quinto dei sei figli di Robert Darwinmedicogenerico del paese con una positiva carriera professionale, e Susannah Wedgwood, ereditiera di una famiglia benestante diimprenditori attivi nell'industria della ceramica;[1] la famiglia di Charles era formata dal ramo paterno da liberali e non credenti,[1] e quello materno da cristiani unitariani favorevoli al progresso tecnologico e scientifico.[1] Le famiglie dei Darwin e Wedgwood erano inoltre legate assieme dall'attivismo politico e dall'appoggio alle riforme sociali:[1] abolizione della schiavitù,diritti ed emancipazione delle donnepari opportunità per donne e uomini in ambito scolastico e lavorativo, protezione degli artistifilantropia e abbattimento dei privilegi di casta.[1]

Nell’agosto del 1831 il ventiduenne Charles Darwin da poco laureatosi all’università do Cambridge, se ne stava rinchiuso in casa con lo stesso umore di chi si trova in prigione per i debiti, per dirla con le sue parole. Affascinato dal mondo naturale e dalle avventurose storie di esploratori come Alexander von Humboldt, desiderava ardentemente viaggiare. Ma il tentativo di organizzare una spedizione a Tenerife era miseramente fallito e su di lui incombeva la poco allettante prospettiva di guadagnarsi da vivere come vicario di una parrocchia di campagna. Proprio allora ricevette una lettera che gli offriva un’opportunità incredibile. Robert Fitz Roy, un aristocratico capitano della marina dal temperamento volubile, cercava qualcuno della sua stessa posizione sociale che lo accompagnasse in una missione esplorativa diretta alla Terra del Fuoco. Ma come era abituale nelle spedizioni di quel genere, Fitz Roy voleva con sé anche un naturalista capace di sfruttare le opportunità di ricerca, di raccolta di campioni e di osservazione. Darwin non era stato la sua prima scelta per il viaggio: in precedenza aveva fatto la proposta ad altre due persone. All’inizio il giovane ricercatore non gli aveva fatto una grande impressione. Il padre di quest’ultimo poi, che aveva pagato gli studi universitari del figlio, era comprensibilmente riluttante all’idea di finanziare un’impresa che non solo gli sembra inutile, ma anche pericolosa.



Un acquerello del disegnatore del HMS Beagle Conrad Martens. Dipinto durante l'esplorazione della Terra del Fuoco, rappresenta i nativiFuegini all'incontro del Beagle.

LA VITA A BORDO DEL BEAGLE.
Varato nel 1820, il Beagle era originariamente un brigantino di 27 metri di lunghezza e circa 8 di larghezza dotato di due alberi e dieci cannoni. Ristrutturato con un nuovo albero, un castello di prua e una cabina di poppa, cinque anni più tardi prese parte a una spedizione di ricognizione in Sudamerica. Al suo ritorno, prima di salpare per una nuova missione, che avrebbe dovuto concludere la precedente, fu sottoposto a un nuovo intervento. L’equipaggio per il nuovo viaggio era composto da 7 ufficiali, 5 guardiamarina, 34 tra marinai e 6 mozzi, 8 membri della marina militare, 4 viaggiatori occasionali, tra cui Darwin e alcuni manovali. Molta gente per una nave di dimensioni tutto sommato modeste, come dichiarò lo stesso Darwin. “La nave è davvero piccola ma tutti dicono che è la migliore per il nostro lavoro… Lo spazio scarseggia e bisogna approfittarne al meglio”. Il naturalista si muoveva soprattutto nella zona di poppa: si alternava con il capitano nella sua cabina e disponeva di un vano per sé con un letto pieghevole, scaffali per i libri e un armadio dove depositava le casse con i campioni raccolti durante le spedizioni terresti. Darwin si sentì ben presto a suo agio: “con mia grande sorpresa, una nave non è scomoda, per lavorare. Tutto è a portata di mano e la ristrettezza degli spazi ti obbliga a essere così metodico che, alla fine, risulta un vantaggio. Conoscendo il mare ho scoperto che è un luogo tranquillo, è come tornare a casa dopo un lungo viaggio”.


COMINCIA L’AVVENTURA. Il Beagle era un brigantino di appena 27 metri di lunghezza e 8 di larghezza con un equipaggio di ben 74 persone. Il naufragio era un rischio naturale per i naviganti ma ancora più frequente era la morte per malattia. Gran parte del Sudamerica era poi un territorio isolato e senza legge. Alla fine il padre di Darwin cedette e Fitz Roy si lasciò convincere. Il 27 dicembre nel 1831 il Beagle salpò dal porto di Plymouth con il giovane naturalista a bordo. Inizialmente il viaggio sarebbe dovuto durare due anni, ma si protrasse a cinque e portò Darwin non solo in Sudamerica, ma anche ad Haiti, in Australia, in Nuova Zelanda, nel continente africano e su varie isole dell’Atlantico e del Pacifico.  Il cuore della spedizione non fu tanto la traversata oceanica in sé: Darwin trascorreva tutto il suo tempo che poteva nella terraferma e spesso si allontanava a cavallo per centinaia di chilometri e si riuniva al Beagle al successivo punto di attracco. Lungo il cammino riempì un quaderno dietro l’altro di appunti e osservazioni e spedì in patria decine di barili, casse e contenitori pieni di piante essiccate, fossili, rocce, pelli e scheletri di animali. Esplorò territori che andavano dalla grigia desolazione delle isole Falkland (note anche come isole Malvine) alle impressionati vette delle Ande, dalle selvagge scogliere ghiacciate del canale di Beagle alle spiagge di Tahiti, dai lussureggianti paesaggi tropicali di Rio alle umide foreste pluviali del Cile meridionale.

  
Il viaggio del Beagle in Sudamerica.
Durante la spedizione del Beagle Darwin non si limitò a raccogliere una grande quantità di campioni scientifici trovati nelle sue esplorazioni. Il giovane naturalista scrisse anche una lunga serie di lettere ai suoi familiari e ai suoi amici che permettono di ricostruire il suo stato d’animo, mutevole ma mai arrendevole, nel corso dei cinque anni di viaggio. Notevoli anche i disegni di Conrad Martens, pittore paesaggista a bordo del Beagles.

A Caroline Darwin, sorella di Charles, Rio de la plata, maggio 1883
Spero e credo che il tempo dedicato a questo viaggio..porti buoni risultati per le scienze naturali. Mi sembra che il tentativo di dare un contributo, per quanto piccolo, alle acquisizioni generali in materia di conoscenza costituisca uno scopo rispettabile come qualsiasi altro… pensa alle Ande, alle rigogliose foreste di Guayaquil, alle isole dei mari del Sud… quanti paesaggi meravigliosi, quante tribù di uomini vedremo! Quante ottime occasioni di studio della geologia e di una massa infinita di esseri viventi! Questa prospettiva non rallegrerebbe anche lo spirito più depresso.



La rotta percorsa dal Beagle.


UN NATURALISTA IN ERBA.  Il primo scalo fu l’isola vulcanica di Santiago, nell’arcipelago di Capo Verde, dooo tre settimane terribili di mal di mare, Darwin si lanciò entusiasta nella sua prima missione sul campo, che consisteva nell’identificare dei campioni di roccia ed elaborare una sezione traversale degli strati vulcanici. Aveva con sé gli strumenti che aveva comprato prima di partire: un microscopio, un chilometro per misurare l’inclinazione, dei martelli da geologo e un vascolo per conservare le diverse specie di piante, ma era ancora un principiante. In una lettera indirizzata al suo professore di Cambridge John Stevens Henslow, si vantava di aver scoperto una piovra che cambiava colore, “probabilmente una nuova specie”. Non lo era, come gli fece notare con diplomazia Henslow.
Il 16 febbraio il Beagle si fermò per rifornirsi di viveri sui remoti e sterili isolotti rocciosi dell’arcipelago di San Pietro e San Paolo, e due settimane più tardi attraverso l’equatore e raggiunse le coste del Brasile. Ammalatosi durante l’ultima parte del viaggio, Darwin fu inizialmente costretto a rimanere a bordo. Era aprile quando mise per la prima volta piede in terra americana, nella baia di Botafogo, a Rio de Janeiro. Mentre il Beagle navigava lungo la costa per verificare meticolosamente le carte nautiche, Darwin si fece lasciare a terra e nei mesi successivi esplorò il Corcovado, passando dalla geologia alla zoologia e riunendo un’impressionate collezione di ragni e di vespe. Il vascello ripartì a fine giugno in direzione sud con a bordo Darwin che lungo la rotta poté osservare focene, balene, pinguini e foche. A fine luglio la spedizione raggiunse il maestoso estuario del Rio de la Plata sulla riva settentrionale di Montevideo l’equipaggio contribuì a soffocare una rivolta. Sulla sponda meridionale di Buenos Aires i membri della spedizione furono ricevuti a colpi di cannone, perché sospettati di portare il colera. Si trattava insomma, di luoghi pericolosi e instabili. Darwin, oltretutto, riteneva quel paesaggio vuoto e piatto di scarso interesse rispetto al rigoglio dei tropici.

L’interesse per le lucertole cilene.
Il 18 aprile del 1835, Darwin scrisse da Valparaiso (Cile) una lunga lettera al suo amico botanico John Stevens Henslow in cui raccontava i risultati delle sue esplorazioni geologiche, botaniche e zoologiche. La missiva è un buon esempio del coscienzioso metodo di lavoro di Darwin. L’esploratore spiegava a Henslow che gli inviava una bottiglia con due lucertole, una delle quali aveva la particolarità di essere vivipara, “come puoi vedere dalla nota che l’accompagna”. Sapeva che uno studioso francese ne aveva trovata una simile, per cui invitava l’amico a mandare i campioni “a qualche esperto di lucertole e anatomista comparato perché pubblichi una buona analisi della sua struttura interna”.
  
NELL’AMERICA SELVAGGIA. Il giovane naturalista si dedicò durante tutto quel periodo alla raccolta di campioni di flora e fauna, con grande disperazione del commissario di bordo del brigantino, che si lamentava del disordine regnante sui ponti della nave. Darwin imparò anche qualche rudimento di tassidermia e iniziò a sperimentare nuovi metodi a base di cera, alcol e sottile lamine di piombo per conservare i bizzarri esemplari raccolti. Ma non sempre i risultati erano quelli sperati. Nelle prime lettere dall’Inghilterra Henslow, che era il destinatario dei tesori spediti da Darwin, non risparmiava le critiche e i consigli: le etichette non erano attaccate bene, gli scarabei arrivavano schiacciati e  topi ammuffiti, mentre il contenuto di un misterioso recipiente ricordava “I resti di una esplosione elettrica, una pura massa di fuliggine”. Nel settembre del 1832 la nave riprese la rotta verso il sud ed esplorò le coste dell’Argentina. Da buon cacciatore quale era, Darwin imparò a usare le bolas, dei lacci di cuoio con delle sfere alle estremità, per catturare gli struzzi e scoprì il suo primo grande fossile di vertebrato. Si trattava di un megaterio, che suscitò l’interesse del giovane naturalista per la sua somiglianza con una specie locale di aguto (un tipo di roditore). A novembre fecero ritorno a Buenos Aires per rifornirsi rima del lungo viaggio verso capo Horn. Nel mese di dicembre, un anno dopo aver lasciato l’Inghilterra, il Beagle ormeggiò nella baia del Buon Successo, lungo la costa della Terra del Fuoco, come già avevano fatto in precedenza le spedizioni di Cook e Banks. Era un territorio maestoso ma inospitale. L’equipaggio trascorse il natale a Hermite, un’isola a ovest di capo Horn, però le condizioni meteorologiche gli impedirono di proseguire. Durante una tormenta, una delle loro scialuppe si schiantò contro la nave e nell’incidente Darwin perse appunti e campioni preziosi.
Per Fitz Roy si trattava della seconda spedizione in quella zona. Oltre a mappare l’intricato dedalo di canali dell’estremo continentale, aveva in programma di fondare una missione. Insieme a un missionario sul Beagle viaggiavano anche tre giovani indigeni che aveva portato con sé in Inghilterra nel viaggio precedente. Il brigantino depositò il suo carico umano nello stretto di Ponsonby. Invece Fitz Roy e altri membri dell’equipaggio tra cui lo stesso Darwin, ripartirono a bordo di due scialuppe: percorsero 300 miglia e mapparono le insenature più recondite del canale di Beagle, così chiamato in onore della prima spedizione do Fitz Roy.


Una rappresentazione dei Fuegini della Terra del Fuoco

I selvaggi della Terra del Fuoco.

Nel corso del viaggio, Darwin mostrò interesse per le popolazioni indigene di tutte le zone che visitava, dai thaitani o i maori fino ai nativi americani. Le sue opinioni sulla differenza tra uomini selvaggi e civilizzati oggi risultano piuttosto scioccanti. “Impossibile immaginare la differenza che esiste tra un uomo selvaggio e uno civilizzato è di gran lunga maggiore rispetto a quella tra un animale selvatico e uno addomesticato” scrisse sul suo diario a proposito degli indigeni della Terra del Fuoco. Ma si trattava di una differenza puramente culturale, dato che Darwin, lontano   dalle teorie razziste della sua epoca, era convinto dell’unitarietà della specie umana.

LA TERRA DEL FUOCO. Il paesaggio era spettacolare. Nelle sue lettere Darwin descriveva in questo modo la vista della costa gelata: “L’azzurro del ghiaccio contrasta con il biancore della neve, circondato dal verde scuro delle foreste”. Ma si trattava di una bellezza insidiosa: un gigantesco blocco di ghiaccio si staccò e precipitò in acqua, provocando un’onda d’urto che avrebbe potuto distruggere le scialuppe alla fonda. Fu grazie agli sforzi di Darwin che riuscirono a salvarsi. In onore del suo compagno di viaggio, Fitz Roy ribattezzò quel luogo Darwin Sound.
Il gruppo di spedizione fece ritorno alla missione, ma trovò gli edifici distrutti: il missionario confessò intimorito di sentirsi in pericolo. Il progetto fu quindi abbandonato. L’anno successivo quando il gruppo ritornò in quei luoghi, incontrò uno degli indigeni rimpatriati, un membro della tribù degli Yaghan di nome Orundellico – che tutti chiamavano Jmmy Button – e scoprì che questi aveva lasciato da parte l’abbigliamento occidentale e avave ripreso il suo stile di vita originario. Anni più tardi Darwin avrebbe contribuito a finanziare un fondo creato un ex membro della spezione per aiutare i due nipoti di Orundellico. Una volta fallito il tentativo di doppiare Capo Horn, il Beagle si diresse verso est e il primo si diresse verso est e il primo marzo 1833 raggiunse le isole Falkland, dove la marina britannica era interessata a stabilire dei punti di approdo sicuri. Preoccupato che l’equipaggio del Beagle non fosse in grado di portare a termine la missione da solo, Fitz Roy acquistò una seconda nave, la Adventure. Le due imbarcazioni fecero ritorno a Montevideo.in aprile e qui Darwin iniziò la sua prima grande esplorazione interna, accompagnato dal giovane Syns Covington, che aveva assunto come cameriere e assistenza di ricerca. I due si sarebbero ricongiunti con la nave solo a settembre a Buenos Aires. A dicembre il Beagle e l’Adventure salparono in direzione sud seguendo la stessa rotta dell’anno precedente. Nella Terra del Fuoco Darwin trovò finalmente un esemplare di una specie di uccello che cercava da tempo, la rhea pennata (oggi nota come nandù di Darwin), simile allo struzzo, ma solo dopo che l’equipaggio ne aveva già mangiato una buona metà durante il pranzo di Natale. Anche in questa occasione la spedizione dovette tornare alle Falkland senza essere riuscita a doppiare Capo Horn.


Nandù scoperto da Darwin nel 1834.

L’ORNITOLOGIA SI FA STRADA
Generalmente si associa la teoria dell’evoluzione allo studio effettuato da Darwin sugli uccelli delle Galapagos. Le differenze esistenti tra gli esemplari di ogni isola gli avrebbero dimostrato che le varie specie evolvevano in modo diverso in funzione di uno specifico ambiente fisico.
Tuttavia, oggi si ritiene che Darwin arrivò a questa conclusione solo molto tempo dopo essere tornato in Inghilterra e in base a nuovi esperimenti condotti tramite l’allevamento di uccelli. In ogni caso i campioni di fringuelli che portò con sé dalle Galapagos erano mal etichettati, pertanto al suo ritorno a Londra si rivelò più complicato del previsto identificare le varie  specie.

ATTRAVERSO LE ANDE. La chiglia di rame del Beagle era gravemente danneggiata: a metà aprile fu necessario attaccare presso la foce del Rio Santa Cruz per ripararla. Fitz Roy approfittò dell’occasione per organizzare una spedizione lungo il fiume. I partecipanti si addentrarono per 225 chilometri in un territorio inesplorato, a tratti remando e a tratti trascinando le scialuppe impiegarono tre settimane a risalire il fiume e tre giorni per tornare di nuovo alla foce navigando a vela. Darwin sfruttò il tempo a disposizione per aggiungere nuove osservazioni di carattere zoologico e geologico agli appunti dell’anno precedente. Una volta riparato il Beagle, il terzo tentativo si rivelò quello buono; la spedizione riuscì a doppiare Capo Horn e nel giugno del 1834 raggiunse la costa occidentale del Sudamerica. Trascorsero l’anno successivo in Cile e Perù, dove mantennero lo steso metodo dei due anni e mezzo precedenti in Brasile, Uruguay e Argentina: il brigantino ripercorreva la rotta in senso inverso per esplorare i complessi arcipelaghi della costa. Darwin detestava le umide e impenetrabili foreste pluviali temperate del sud del Cile e si assentava spesso per organizzare delle spedizioni interne. Prima di attraversare le Ande passò dall’eleganza coloniale di Valparaiso fino a Santiago. Il territorio era in gran parte inesplorato, per cui il naturalista si affidava alla collaborazione dei coloni, che gli disegnavano le mappe, gli raccomandava i percorsi più sicuri e lo aiutavano a reperire guidi e cavalli. Quando si ammalò gravemente, forse di febbre tifoide, uno di loro si prese cura di lui per diverse settimane. Nel frattempo Fitz Roy, isolato e sovraccarico di lavoro e depresso per la riluttanza dell’ammiragliato a finanziare le spese dell’Adventure – che fu costretto a vendere – minacciava di mollare tutto. Il futuro della spedizione era appeso a un filo. Una volta guarito, Darwin effettuò un’altra grande esplorazione terrestre: percorse 350 chilometri lungo le Ande, da Valparaiso a Coquimbo e Copiapo, prima di ricongiungersi con il Beagle e salpare per Iquique, all’epoca in Perù (attualmente in Cile), e poi per Lima. Alla fine del luglio del 1835 il Beagles si diresse o ovest e a metà settembre raggiunse l’arcipelago delle Galapagos. I membri della spedizione trascorsero cinque settimane esplorando le varie isole. Intanto Darwin, che avrebbe ancora impiegato dei mesi a formulare una rudimentale teoria dell’evoluzione delle specie, raccoglieva e inviava dati sulla flora e sulla fauna di ognuna di esse. Nella sua mente stava prendendo forma una teoria scientifica molto diversa dalle precedenti. Sulle alture andine, l’esploratore aveva notato un fatto curioso, ovvero l’esistenza di alberi fossilizzati, che un tempo dovevano essere sommersi dal mare, prima di ritrovarsi sul passo di Usplallata , dove li aveva osservati. Ma com’era potuto succedere una cosa simile? Più tardi, esattamente il 19 gennaio del 1835, mentre stava esplorando l’entroterra l’equipaggio del Beagle assistette all’eruzione del vulcano Osorno. Un mese dopo, più a nord, Darwin fu testimone di un terremoto e dei devastanti effetti di un maremoto e iniziò a ipotizzare che questi eventi potessero essere connessi. Fitz Roy tornò ad analizzare i precedenti sondaggi e confermò che l’altezza della terra era cambiata.
In base a queste osservazioni, Darwin propose una teoria dell’abbassamento e del sollevamento del suolo su scala continentale secondo la quale piccoli cambiamenti nel corso di ere geologiche potevano modellare i paesaggi, anche quelli monumentali e apparentemente senza tempo delle Ande. Partendo da questi presupposti quando a Tahiti vide per la prima volta una barriera corallina, Darwin propose una nuova, brillante soluzione al mistero dell’origine degli atolli oceanici. A sua insaputa, le lettere in cui raccontava queste idee vennero pubblicate su alcune riviste scientifiche. Così, ancor prima di tornare in patria, il naturalista si era già costruito una solida reputazione scientifica. Ma ci sarebbe voluto del tempo prima di arrivare a casa. Mentre il gruppo lasciava coste africane in direzione ovest, Fitz Roy si accorse di alcuni errori sulle carte nautiche che aveva disegnato in precedenza. Decise così di attraversare nuovamente l’Atlantico per tornare a esplorare la costa del Brasile. Il Beagle attraccò finalmente a Falmouth il 2 ottobre del 1836. Darwin non lasciò mai più la Gran Bretagna.  Pubblicò più di venti articoli tratti dai suoi appunti e dai suoi diari, ottenendo grande successo sia scrittore di libri di viaggi sia come scienziato. Il lavoro di identificazione delle centinaia di specie da lui raccolte fu ripartito tra vari scienziati, molti dei quali divennero suoi amici.  Anche se non fu elaborata durante il viaggio, la teoria dell’evoluzione delle specie tramite il cosi detto processo di selezione naturale sorse dalla scoperta di quella grande varietà di piante e animali (e anche di esseri umani), e soprattutto dall’opportunità di vederli nella complessità dei loro habitat. Molti anni più tardi Darwin non avrebbe esitato a definire quel viaggio  come l’evento più importante della sua vita.




I FOSSILI, LA CHIAVE EVOLUTIVA.
La teoria dell’evoluzione prese forma nella mente di Darwin a partire da vari stimoli, la lettura di suoi predecessori, come Lemarck, l’osservazione di specie viventi durante la spedizione del Beagle e i successivi esperimenti di allevamento di uccelli e piante. Secondo alcuni autori, un altro fattore decisivo fu l’analisi dei fossili di animali estinti ritrovati nella pampa argentina.
GENESI DELLA NUOVA TEORIA.
È probabile che già durante il viaggio a bordo del Beagle. Darwin avesse concepito un primo abbozzo della teoria dell’evoluzione. In ogni caso, fu subito dopo il ritorno a Londra che iniziò a formularla. Lo fece in segreto, in quaderni privati e in un primo breve trattato. Che tenne nascosto per timore dello scandalo che la teoria avrebbe potuto creare tra i cristiani benpensanti. Nel 1837 disegnò anche un albero della vita che illustrava la derivazione delle specie attraverso l’evoluzione o trasmutazione, secondo il termine allora in uso. Darwin si decise a scrivere e pubblicare la versione definitiva della sua teoria del 1859 e lo fece per anticipare un suo connazionale, Alfred Russel Wallace, che era arrivato a conclusioni simili.
Precedenti nel XVIII secolo.
Lo studio scientifico di fossili iniziò con il francese Georges Cuvier negli anni novanta del settecento. Cuvier raccolse fossili nei dinrni di Parigi, ma studiò anche uno scheletro gigante, delle dimensioni di un elefante, ritrovato nel 1788 nei pressi di Buenos Aires e poi inviato a Madrid. A partire dai  disegni ricevuti, Cuvier lo battezzò Megatherium Americanum e ipotizzò che quell’animale estinto appartenesse alla famiglia dei bradipi. Ma Cuvuer non credeva che nel tempo le specie si potessero evolvere.
Darwin in Argentina.

Nel corso delle missioni esplorative condotte in Argentina Darwin ritrovò numerosi fossili di quelli che allora definiva animali antidiluviani. Alcuni li identificò con il megaterio di Madrid. “Sono stato estremamente fortunato con le ossa di fossili… Ho trovato parti di curiosi strati di ossa che si attribuiscono al Megatherium “ scrisse. L’esploratore rimase colpito anche da altri resti, che ipotizzò potessero appartenere ad “armadilli giganti, simili alle specie viventi così abbondanti da queste parti”.
L’analisi degli esperti.
Darwin inviò i suoi fossili a un amico paleontologo, Richard Owen, affinché li studiasse. Fu Owen a determinare la specie cui ciascuno corrispondeva. Confermò che alcuni erano di megaterio. Altri invece erano di Macrauchenia, una specie che paragonò ai cammelli, errore che in seguito avrebbe rettificato. I fossili di “armadillo gigante” erano invece dei gliptodonti, una famiglia di mammiferi corazzati imparentata con gli armadilli. Altri ancora erano dei Toxdon, simili al rinoceronte.
La conclusione di Darwin.
Le analisi di Owen e gli studi di altri ricercatori confermarono l’intuizione che Darwin aveva avuto probabilmente già durante il viaggio: le specie animali derivano l’una dall’altra e pertanto evolvono nel corso del tempo. Nell’autobiografia che scrisse poco prima di morire Darwin ricordò la profonda impressione che gli aveva provocato il ritrovamento di fossili nella pampa argentina: “Era evidente che osservazioni di quel tipo potevano esser spiegate ipotizzando una variazione graduale delle specie, e quell’idea mi ossessionava”. 

Gliptodonte

L'origine delle specie, scritta dal naturalista inglese Charles Darwin, è una tra le opere cardine nella storia scientificae, senza dubbio, una delle più eminenti in biologia.
Pubblicata per la prima volta il 24 novembre 1859, in essa Darwin spiega la sua teoria dell'evoluzione, secondo cui «gruppi» di organismi di una stessa specie si evolvono gradualmente nel tempo attraverso il processo di selezione naturale, un meccanismo che venne illustrato per la prima volta a un pubblico non specialistico proprio grazie a questo libro. L'opera contiene dettagliate prove scientifiche che l'autore ebbe il tempo di accumulare sia durante il secondo viaggio del HMS Beagle nel 1830, sia al suo ritorno, preparando diligentemente la sua teoria e, contemporaneamente, rifiutando quella più in voga fino a quel tempo, il creazionismo, che ritiene le specie come il frutto della creazione di Dioe quindi perfette ed immutabili.
Il libro risultò accessibile anche ai non specialisti, attraendo un grande interesse su vasta scala.


Articolo in gran parte di Alison Pearn, direttrice associata del progetto di corrispondenza di Darwin della biblioteca universitario di Cambridge pubblicato su Storica National Geografic del mese di aprile 2018 immagini e altri testi da Wikipedia.





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