martedì 31 luglio 2018

Quando Roma era una città spopolata

QUANDO ROMA ERA UNA CITTA’ SPOPOLATA.


La città eterna ha rischiato di non esserla affatto: uno sguardo al collasso di Roma dopo la caduta dell’Impero Romano.
La distruzione dell'Impero romano, di Thomas Cole. Dipinto allegorico (ispirato molto probabilmente al sacco di Roma dei Vandali del 455), quarto della serie "Il corso dell'Impero" del 1836, oggi a New York, presso l'Historical Society
  

Il Sacco di Roma del 410 d.C.



Da un milione e mezzo a ventimila abitanti.
Roma passò da essere la maggior metropoli del suo tempo ad anonima provincia dell’Impero Bizantino. Lo spopolamento della città andò di pari passo con il suo declino politico e militare. Per 700 anni la sua fama e la sua potenza l’avevano fatta sentire inviolabile. Tuttavia, quando le tribù germaniche cominciarono a premere sulle sue frontiere settentrionali, si decise di costruire una nuova cinta muraria. Ammettere che un’invasore sarebbe potuto arrivare così vicino al cuore dell’impero rappresentò uno smacco tremendo. Ma poi ci fu il traumatico Sacco dei Visigoti, un evento che ebbe risonanza in tutto il mondo romano. E poi ancora il Sacco dei Vandali e vent’anni di guerre goto-bizantine, che incendiarono la penisola. La peste e l’arrivo dei Longobardi diedero il colpo di grazia alla leggendaria Roma.

Roma ha due celebri facce, quella classica imperiale e quella sgargiante dei papi. Ma fra lo splendore dei due periodi si nasconde quasi un millennio in cui era moribonda. All’apogeo dell’impero verso il II secolo d.C. la città ospitava più di un milione di abitanti. Tuttavia, verso la fine del VI secolo erano rimasti solo 20mila sopravvissuti a una moltitudine di guerre, carestie e pestilenze. Se n’erano andati i mercanti, i marinai, le prostitute, i lavoratori e la plebe mentre la nobiltà era salpata per Costantinopoli. Roma non era più Caput mundi. Anzi era governata com  una provincia dell’impero bizantino.

LA ROMA DI GREGORIO MAGNO. È così che la trovò Gregorio Magno nel 590 d.C., l’anno della sua elezione al trono di Pietro: una città in bilico tra un glorioso e intimidatorio passato e un presente di abbandono. Tanto che lo stesso Gregorio ne parlava usando i simboli dell’impero caduto: “Roma è diventata calva come un’aquila che ha perduto le piume”.  
Vista dall’alto delle colline, la città aveva ancora l’affascinante skyline del suo glorioso passato: svettavano le statue mastodontiche, le piazze ricoperte di marmo, le colonne decorate, i tetti di bronzo sgargianti, le ville patrizie e le insule, i condomini della plebe. Eppure era una città fantasma: le vie erano ricoperte di muschio e i palazzi avvolti dall’edera, abitati da volpi e gufi. Il Tevere era straripato molte volte e l’assenza di manutenzione aveva fatto si che uno strato di fango indurito rivestisse le strade.Uno degli edifici più imponenti era l’anfiteatro Flavio, ovvero il Colosseo, aveva chiuso i battenti da anni. Gli ultimi spettacoli risalivano a circa sessant’anni prima, ossia al tempo di Teodorico, che aveva tumulare i sotterranei per non doverne pagare la manutenzione. Di fronte al Colosseo, si stagliava ancora la statua di Nerone, che era alta 34 metri, aveva dieci piani ed era tutta in bronzo. Era lei il colosso da cui l’anfiteatro prendeva il nome. Un tempo doveva essere stata abbagliante, ma dopo tanta incuria era annerita dal tempo e le mancavano le braccia: si dice che fu proprio il pontefice Gregorio Magno ad aver dato ordine di mutilarla per recuperare il metallo e fonderlo. Negli anni successivi Gregorio Magno completerà il lavoro prendendosi il resto. Era un papa devoto e pragmatico che, alla rimozione di un falso dio univa il profitto del metallo prezioso per aiutare i poveri della città.


                                                          Papa Gregorio I. Antonello da Messina 010.jpg

Papa Gregorio I, detto papa Gregorio Magno ovvero il Grande (Roma540 circa – Roma12 marzo 604), è stato il 64º vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica, dal 3 settembre 590 fino alla sua morte. La Chiesa cattolica lo venera come santo e dottore della Chiesa. Anche le Chiese ortodosse lo venerano come santo.
gregorio magnus
papa Gregorio Magno
Sebbene il suo pontificato si sia svolto in uno dei periodi più bui della storia italiana, conservò una incrollabile fiducia nella forza del Cristianesimo; una delle anime più luminose del Medioevo europeo svolse il suo ministero racchiusa in un corpo minuto e sempre malato, ma dotato di una grandissima forza morale[1].



                                                               Cartina di Roma nel Medioevo

GREGORIO MAGNO
Nacque intorno al 540 d.C. nella nobile famiglia degli Anicii e si fece notare come abile amministratore di Roma, di cui diventò prefetto. Trovata la vocazione, trasformò la villa di famiglia in un monastero in cui si ritirò prima di essere eletto papa. Fu il primo pontefice alla guida di Roma



IL BOSCO INVADE LA CITTA’. La via Sacra parte ai piedi del Colosseo e arriva fino all’altro cuore di Roma, il Campo Marzio: si tagliavano all’epoca le imponenti basiliche – dove un tempo si riunivano i commercianti -, gli enormi teatri di Pompeo e di Marcello e le lussuose terme di Agrippa. La lista della magnificenza è lunga, ma la sparuta popolazione non sapeva più che farsene di tanto clamore architettonico. I pochi abitanti, abituati all’abbandono non si curavano delle erbacce o del fango che, sedimentatosi, aveva alzato il livello della strada, e si ingegnavano aprendo sentieri che si incuneavano nella boscaglia attecchita tra i templi. Sulle strade erano cresciuti degli alberelli che, con il tempo, sarebbero diventati querce secolari, ben visibili da Carlo Magno quando, nell’800, farà il suo ingresso da nord per la via Lata, l’odierna via del Corso. Percorreva quella stessa strada il nascente turismo religioso che dal nord Europa veniva a visitare i luoghi sacri dei martiri. E cominciavano a prosperare il mercato nero delle reliquie e le visite organizzate che, per qualche moneta, conducevano i pellegrini a inginocchiarsi davanti alla graticola dove era stato bruciato vivo san Lorenzo, oppure alla colonna in marmo rosso dove santa Bibiana aveva subito il supplizio della flagellazione con corde piombate. Nascevano allora anche le prime guide turistiche, una sorta di Loney Planet del tempo: l’itinerario di Einsiedeln, dell’VIII secolo, ad esempio, era una pianta di Roma per orientare i pellegrini verso le attrazioni religiose o turistiche della città.


                                                    Tempio di Castore e Polluce nel foro Romano

IL DESTINO DEI REDUCI. Ma dove era finito quel che restava della popolazione? Dove erano i discendenti di coloro che erano stati i signori di tutta l’Europa? Probabilmente erano concentrati fra il riva sinistra del Tevere e il quartiere di Transtevere, a vere nelle osterie ricavate dai vecchi templi pagani. Chissà se avevano memoria della grandezza dell’impero romano o se si domandavano chi avesse costruito quella città enorme.
Il livello di alfabetizzazione della plebe, altissimo nella Roma classica, era precipitato: a leggere e scrivere era diventato appannaggio delle classi alte. I trasteverini abitavano in insule fatiscenti e lavarovano nei piccoli commerci di paese. Erano vasai, allevatori, contadini. Sopravvissuti di un mondo pagano ormai sorpassato,riusavano quello che trovavano sepolto sotto le maceria della Roma imperiale: le stoviglie, le stoffe, gli attrezzi.
Quando un’insula crollava, gli abitanti si trasferivano in un’altra: la disponibilità di case vuote era talmente alta che non c’era bisogno di costruirne altre. Ciononostante era una condizione precaria: le latrine non scaricavano, le fognature non avevano più manutenzione e la Chiesa e l’amministrazione civile si rimbalzavano la responsabilità della pulizia delle strade
Anche la situazione idrica era drammatica. I sedici acquedotti – che in epoca imperiale portavano quotidianamente tonnellate di acqua fresca dagli Appennini – erano stati tagliati dai Goti nel primo assedio di Roma (537-538), e da allora la manutenzione era stata molto discontinua.
Cinquant’anni dopo, Gregorio Magno si lamentava in una delle sue epistole delle condizioni dei pochi acquedotti, a stento ancora funzionanti. La vegetazione aveva corroso le tubature di piombo vecchie di secoli e le radici avevano scalzato le fondamenta. Gli impianti termali per cui Roma erano famosi erano sbarrati da decenni.
Sul Palatino spiccavano ancora i lussuosi palazzi dove un tempo risiedevano gli imperatori, ora riconvertiti a sede dell’amministrazione di Costantinopoli: uffici e residenze di prestigio per i notabili bizantini, i funzionari e la piccola guarnigione militare di stanza nella città. Erano i privilegi degli espatriati che lavorano in un Paese povero e non volevano mischiarsi con la popolazione locale. Passeranno i secoli: la città arrancherà, le piazze si inabisseranno nella terra e gli abitanti ricicleranno i materiali per farne nuove costruzioni. Invece di liberare le strade larghe e dritte dei romani che li avevano preceduti, la popolazione aprirà sentieri stretti e tortuose per aggirare alberi e macerie. La salvezza della città sarà il fatto di essere la sede papale, privilegio che le permetterà di essere uno dei centri più importanti dell’Alto Medioevo italiano.
Eppure, per molto tempo, nulla porrà contro la sensazione di straniamento nell’ammirare una città così grande, così monumentale e così irrimediabilmente vuota.



Campo Marzio, un ampio quartiere compreso tra il foro e il Tevere è stato radicalmente cambiato nel V secolo. Il teatro di Balbo, fatto costruire da un banchiere amico dell’imperatore Augusto, cadde in disuso. Lo spazio rettangolare porticato situato di fronte al teatro, la Crypta Balbi, perse la sua funzione commerciale e vi fu eretto, al centro, un tumulo funerario. Sulla destra si trovava un’altra ampia superficie, il Porticus Minucia, che aveva al centro un tempio ormai crollato. Altri quattro piccoli templi entrarono invece a far parte di un’area dedicata al culto cristiano. Le persone vivevano nei vecchi condomini (insule), all’epoca mezzi vuoti, oppure in baracche e tuguri. Tuttavia, c’erano anche residenze o domus.

Articolo in gran parte di Giorgio Pirazzini su Storica della National Geografic di Aprile 2018.Altri testi e immagini da Wikipedia.


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